Tra splendore e sofferenza: Roberto Saviano ospite all’Unifg

Tra splendore e sofferenza: Roberto Saviano ospite all’Unifg

Splendore e sofferenza, sono questi l’alfa e l’omega dell’esistenza per Roberto Saviano, un personaggio che non ha bisogno di presentazioni. Ieri 17 novembre è stato ospite presso la nostra università per presentare il suo ultimo romanzo: La Paranza dei Bambini. Appuntamento zero nel panel dell’edizione 2017 del “Festival della ricerca e dell’innovazione” dell’Università degli Studi di Foggia, coordinato dal professor Pomara, il quale, insieme al Magnifico Rettore Maurizio Ricci, ha introdotto l’incontro. Poi, finalmente è arrivato il suo momento, ha iniziato a parlare Roberto Saviano, con una capacità oratoria magnetica, catturando l’attenzione di tutta la platea. Lo scrittore stesso ha prontamente sottolineato l’importanza di eventi del genere nell’ambito universitario, ribadendo anche l’importanza del senso di condivisione, del guardarsi negli occhi, respirare all’unisono, stupirsi, emozionarsi, tutti insieme “dal vivo”, nell’era dei social.

fb_img_1479490738319La paranza, letteralmente, è una barca da pesca, e apparentemente non sembra affatto un titolo romanzesco, eppure Saviano ci tiene a sottolineare come questo sia il suo primo romanzo romanzo, tutto incentrato sul realismo, con nomi fittizi, sì, ma non c’è nulla di allegorico. Anzi, è una realtà specchio: parla di Napoli per parlare del mondo, le dinamiche che dal particolare in realtà sono lo smascheramento della “cinetica del nostro tempo”.

Nel libro ci si trova davanti ad un mondo quasi apocalittico, contraddittorio. Ragazzini di 14, 15 anni con armi in mano, subito pronti ad usarle senza scrupoli. Ma è proprio questo che Saviano vuole raccontare, un mondo fatto di contraddizioni, in maniera più chiara che mai. Tutto ruota attorno al denaro  e sostiene che finché i modelli del nostro tempo saranno i Rich kids of Instagram o Dan Bilzerian, si legittimerà solamente questa concezione dal denaro come unico motore del mondo, finchè esisterà solo il denaro, queste dinamiche rappresenteranno la nostra società.

E allora come fare a combattere questa situazione? Con la conoscenza, che, per assurdo, è vista come qualcosa di sovversivo.

“La potenza della pagina, cambiando ogni individuo,

è difficile misurarla.” (Roberto Saviano)

Parole troppo forti da lasciarci indifferenti.

Un discorso molto ampio, senza tralasciare però il motivo della nostra presenza lì, nell’aula magna del dipartimento di Economia dell’Unifg: La Paranza dei Bambini. Un libro per il quale Saviano si è ispirato a fatti realmente accaduti: un’inchiesta della procura di Napoli, svolta dai PM De Falco e Woodcock, presenti anche loro ieri all’Unifg. Entrambi sono intervenuti, con le loro testimonianze sull’inchiesta che hanno svolto. Il racconto inverosimile, eppure reale, di questi ragazzini tra i 14 e i 20 anni “capaci di usare le armi come noi usiamo forchetta e coltello”, capaci di gestire piazze di spaccio, alla ricerca dei soldi facili. Entrambi i magistrati hanno fatto leva sull’utilità di libri del genere e di film e serie come Gomorra (tratti dall’omonimo libro di Saviano), per mettere luce su questi fenomeni con la giusta distanza, senza mai enfatizzare o giustificare questo modus vivendi, e soprattutto cercando di azzerare i modelli negativi di questa gente.

“Proprio perchè sono innamorato della mia città, non credo sia giusto stigmatizzare questi film, queste opere, solo perchè descrivono aspetti negativi di Napoli.” (PM John Woodcock)

Opinione condivisa e ribadita da Saviano stesso, che poi torna a parlare dei paranzini, della loro età dell’oro, ma non solo. Si sofferma sul caso Cosentino, Cosentino che ha anche querelato lo scrittore più volte e che ieri stesso è stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Si sofferma sulla fragilità della democrazia, sul voto di scambio, sulle carceri gestite dai cartelli, sulla depenalizzazione della cannabis… Ma anche su cose più vicine a noi: le organizzazioni mafiose foggiane e garganiche.

Un uomo di grande cultura, che spazia dalle serie tv Crime, ad House of Cards, a C’eravamo tanto amati, a Philip Roth, a Calvino, a Edrogan. Un uomo tutto d’un pezzo, ma solo all’apparenza. Un apparenza che in realtà cela una fragilità, ma anche un coraggio che poche persone hanno al mondo. Un uomo che ha denunciato e continua a denunciare delle cose che non vanno, che la società conosce ma continua ad ignorare, un uomo che ha sacrificato la sua vita per cercare di dare speranza a della gente che speranza non ha. Un uomo che combatte la violenza con la cultura, anacronisticamente. Mai dimenticare il coraggio di Roberto Saviano, la sua vita in fuga dall’Italia e con una scorta costantemente al seguito, di certo non per volontà.

Quello di ieri è stato un incontro di parole, da lasciare senza parole, con un uomo da ammirare e da continuare a sostenere, a scapito di tutti coloro che affermano che il suo lavoro stia solamente enfatizzando, alimentando la mentalità mafiosa. In molti sono bravi a sentenziare, in pochi sono ancora capaci di raccontare la verità come Roberto Saviano e non averne paura.

“Non è vero che raccontare di una ferita è come buttarci del sale sopra.”

Martina Paolucci

18 11 2016

Comments are closed.