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Rino Gaetano e l’epopea del fraintendimento

Rino Gaetano e l’epopea del fraintendimento

Avrebbe compiuto oggi 66 anni il cantautore di origini calabresi, diventato simbolo e portavoce di intere generazioni. Scomparso il 2 giugno di 35 anni fa, nel 1981, in circostanze misteriose, quasi similari a quella narrate nella sua La Ballata Di Renzo, ora la sua salma è conservata nel cimitero monumentale del Verano.
Addirittura si racconta che il suo corpo in fin di vita, presumibilmente per un incidente stradale, sia stato rifiutato da ben sei ospedali romani.

“Con l’alba, le prime luci/ s’andò al Policlinico/ ma lo respinsero perché mancava il vice Capo/ In alto c’era il sole/ si disse che Renzo era morto/ ma neanche al cimitero c’era posto.” da La Ballata di Renzo, brano inedito del 1970

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I suoi testi incisivi, tanto apprezzati quanto contestati, si rivelano ancora più attuali applicati alla società odierna, testi come Nun Te Reggea Più o Ma il Cielo è Sempre Più Blu, e la sua poetica ermetica e di protesta ha fatto di lui la voce di intere generazioni. Tutti questi elementi hanno cotribuito a costruire la sua “epopea del fraintendimento”. L’epopea è letteralmente la narrazione epica, e raccontare di Rino Gaetano è un po’ come raccontare un mito di un cantautore non capito dai suoi contemporanei, escluso dalle scene, censurato, mentre cantava solo la verità e quello che in realtà la gente aveva bisogno di sentire.

“C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio, io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che in futuro le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni. Che grazie alla comunicazione di massa capiranno cosa voglio dire questa sera. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale…” 

E mai parole furono più vere. Grazie Rino per essere stato un innovatore della canzone italiana, per aver provato a cambiare le cose, per la tua ironia, per aver lasciato il segno. Solo una cosa non ti perdoneremo mai: di averci lasciato troppo presto.

– Martina Paolucci

29 10 2016

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