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Gli Scontati in concerto

Gli Scontati in concerto

“Iocularis” è il flemma latino da cui deriva la parola “giullare”. I giullari di corte o i poeti trovatori, che giravano di paese in paese con dei palchi mobili dal cui pulpito intrattenevano un pubblico.

Delle tavole di legno, uno sgabello, due calici di vino, fogli sparsi, un pianoforte come uno scrigno. Questo lo scenario che fa da sfondo a Gli Scontati: Lorenzo Kruger, il giullare e Giacomo Toni, il musico. L’anima del maestro Paolo Conte riprende vita attraverso le mani di Toni, che suona seduto, in piedi, in ginocchio, che danza col piano intonando una musica swing e poi blues e poi boogie. E Kruger spettacolarizza usando non solo la sua voce come strumento, ma tutto se stesso, il suo corpo, le cose che ha intorno. Appende la sua roba in giro e così un Kazoo non è più un Kazoo ma uno strumento magico che altera la voce e la diamonica non è una diamonica ma un pianoforte portatile in cui soffiare note. Il vecchio pianoforte sul palco, invece, non è fatto solo di tasti ma viene ripetutamente percosso con calci e schiaffi, mentre i due si esibiscono in brani di Conte e brani inediti, senza nessuna scaletta, come se quasi non ci fosse differenza. Collezionano parole ma le parole sono in secondo piano perché parlano i personaggi, parla Kruger che soffia persino nei calici di vino, sporcandosi il volto di rosso, per cercare chissà quale suono o che mima una corsa in bicicletta, una barca a remi, il ronzio di una cinepresa. Parlano Gli Scontati che raccontano di come il loro disco di brani inediti “Studi interrotti” nasca da un quaderno di appunti dimenticato da qualcuno in una stanza d’albergo. Tutto parla. Anzi, tutto canta, anche il pubblico, quasi costretto da Kruger a intonare “Azzurro” a cappella insieme a lui. Pubblico che riprende fiato nei rari momenti intimi, in cui Kruger semplicemente si siede sullo sgabello e fa vibrare i bassi della sua voce.

Il tutto immerso nell’atmosfera incantevole di Palazzo D’Auria Secondo, dimora di corte storica, nel centro della città federiciana di Lucera.

All’epoca dei giullari, quando il Re non trovava di suo gradimento lo spettacolo, il giullare rischiava la testa. Ecco, se a Palazzo ci fosse stata ancora una corte, i due giullari avrebbero avuto di certo salva la vita.

12 04 2016

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