Gaber se fosse Gaber: Andrea Scanzi arriva al Teatro Giordano

Gaber se fosse Gaber: Andrea Scanzi arriva al Teatro Giordano

15 marzo 2015 – Il primo a parlare non è Scanzi, ma l’immortale Gaber. La scenografia di questo spettacolo è il più semplice ed efficace possibile: una sedia, un cappello e uno schermo che mostra video e foto del Signor G, il tutto sapientemente utilizzato da Scanzi.

Ma chi è Andrea Scanzi? E’ un giornalista e scrittore che, indovinate un po’, si è laureato con una tesi sui cantautori. E infatti questo su Gaber non è il solo spettacolo sul tema per Scanzi, che nel 2012 porta nei teatri anche “Le cattive strade”, dedicato al grande De Andrè.

Decennio per decennio, Scanzi racconta la vita di Gaber uomo e artista, dagli esordi alla malattia, dai tempi della Rai ai tour nei teatri. E sugli spettacoli nei teatri, sul Teatrto- canzone, si sofferma particolarmente, sottolineando la posizione decisiva di distacco che Gaber ad un certo punto della sua vita decide di prendere dalla televisione per avere un rapporto più diretto, empatico con il pubblico.

Libertà, comunismo, rivoluzione, il famoso albero, l’intenzione del volo sono i cardini della poeticadi Giorgio Gaber ad essere ricorrenti in questo monologo, che Scanzi riesce a spiegare con una chiarezza disarmante e sui quali pone la sua attenzione.

Un’ora e trenta di estasi, che quasi vola, in un magistrale “palleggio” tra le parole di Scanzi e quelle di Gaber.

Lo spettacolo si conclude con una cascata di applausi per il giornalista, che ritorna in scena dopo aver messo da parte il monologo, che lo ha portato in giro per l’Italia per un numero di repliche pari a 130, e si lascia andare ad altre parole, più intime e sicuramente non dettate da alcun copione. Spiega a noi fortunati come ha conosciuto il grande Gaber: ad un concerto al quale lo portò il padre, a soli 17 anni, durante il quale si innamorò del grande artista e riuscì anche a scattare una foto dalla prima fila, diventata poi una delle più famose tra quelle del signor G.

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Però purtroppo poi lo spettacolo termina davvero e Andrea Scanzi saluta il suo pubblico con poche parole, parole non sue, ma di Giorgio Gaber, parole che rimarranno per sempre lì, tra le pareti del nostro teatro:

Per tutto c’è una fine.. e non è detto sia la morte.”

16 03 2016

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